Regole della pubblicità
Pubblicità dei cosmetici in Italia: cosa è consentito
Keraston è venduto come cosmetico. La sua pubblicità deve quindi rispettare le regole europee sui cosmetici e il codice del consumo, non quelle dei farmaci.
Uno shampoo può promettere di fermare la caduta dei capelli?
No. Il regolamento (CE) n. 1223/2009 definisce il cosmetico come un prodotto che pulisce, profuma, modifica l’aspetto o protegge. Curare una malattia non rientra in questa definizione.
L’articolo 20 dello stesso regolamento vieta di attribuire a un cosmetico caratteristiche o funzioni che non possiede. Un prodotto presentato come cura dell’alopecia verrebbe trattato come un medicinale.
Quali criteri deve rispettare una dichiarazione?
Il regolamento (UE) n. 655/2013 fissa sei criteri comuni per tutte le dichiarazioni sui cosmetici:
- conformità alle norme;
- veridicità;
- supporto probatorio;
- onestà;
- correttezza;
- decisioni informate.
Un « 98,9 % di efficacia » senza studio pubblicato, o un risultato « quattro volte più folto » senza dati, non soddisfa il criterio del supporto probatorio.
Chi controlla, e cosa si rischia?
In Italia il decreto legislativo 4 dicembre 2015, n. 204 stabilisce le sanzioni per le violazioni del regolamento sui cosmetici.
Le pratiche commerciali scorrette, come uno sconto che si rinnova ogni giorno, ricadono invece sotto il codice del consumo (decreto legislativo n. 206/2005).
Dove segnalare una pubblicità ingannevole?
Le associazioni dei consumatori raccolgono le segnalazioni e possono inoltrarle alle autorità competenti. Per la pubblicità esiste anche l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, organismo privato.